Duke Newbie

Registrato: 23/08/07 14:21 Messaggi: 50 Residenza: città di castello
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Inviato: Dom Ott 21, 2007 1:09 pm Oggetto: Piccoli dettagli di una legge liberticida |
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Fedele al principio che per combattere un nemico bisogna conoscerlo a fondo, sono andato a leggermi l’intero Disegno di Legge Levi-Prodi, e ne ho ricavato e commentato alcuni punti salienti.
Agli articoli 2 e 5 del DDL, si chiarisce quali saranno le categorie toccate nel caso che questa legge venga approvata dal parlamento, e cioè: “qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.” Comprese anche le attività editoriali che non sono a livello imprenditoriale o comunque a scopo non lucrativo.
Cosa vuol dire questo? Che qualunque mezzo di informazione, dai blog ai piccoli giornali gratuiti o locali, sarà colpito da questa legge.
L’articolo 6, infatti, dice che tutte le categorie sopra riportate dovranno iscriversi al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC), che sostituisce la precedente iscrizione al Tribunale. Questa iscrizione viene posta come condizione necessaria all’inizio delle pubblicazioni, e comporta di dover assumere un giornalista iscritto all’Albo in qualità di Direttore Responsabile, e di doversi dotare di una Società Editrice (con tutte le conseguenti spese). Fin qui, niente di nuovo rispetto a ciò che era già stato affermato da Beppe Grillo o da Aquilarossa. E allora aggiungo io qualcosa: l’articolo 21 della nostra costituzione dice che tutti hanno il diritto di manifestare e diffondere il proprio pensiero, senza che si debba munire di autorizzazione o che si possa essere soggetti a censura.
E qui mi sorge una domanda: l’iscrizione al ROC, o precedentemente al Tribunale, non è forse un’autorizzazione alla pubblicazione? Può essere che sia necessario un organo di controllo, non è giusto che si scriva il falso, ma devo poter scrivere e diffondere quello che penso, senza dover essere prima autorizzato a farlo. L’autorizzazione, semmai, dovrebbe essere data per la VENDITA di un giornale, non per la PUBBLICAZIONE!
Andando avanti nella mia analisi del DDL, ho scoperto che, agli articoli 17 e 20, sono previsti finanziamenti diretti e un fondo di 10 milioni di euro per i prodotti editoriali che rispondono a determinate caratteristiche. E questi prodotti sono, principalmente, i giornali che pubblicano già da 5 anni, gestiti da cooperative giornalistiche e “imprese editrici di uotidiani e periodici, anche su internet, che siano riconosciuti come propria espressione, anche per esplicita menzione riportata in testata, da forze politiche che, nell’anno di riferimento dei contributi, abbiano il proprio gruppo parlamentare in una delle Camere o almeno due rappresentanti eletti nelle proprie liste al Parlamento europeo.” In sintesi, i giornali di partito o quelli in cui i partiti si riconoscono. Quale giornale, tra quelli attualmente pubblicati, non è schierato politicamente? Così, oltre che a finanziare pubblicamente i partiti, adesso finanzieremo anche i loro organi di informazione! Inoltre chiunque volesse creare un nuovo giornale o un nuovo prodotto editoriale, si ritroverebbe a scontrarsi contro dei MOSTRI EDITORIALI che, oltre a pubblicare regolarmente da almeno 5 anni, e già per questo quindi ben conosciuti, sarebbero finanziati dallo Stato. In pratica, si crea una posizione dominante dei giornali già esistenti che non è possibile scalzare. E tutto questo, come si dice all’articolo 1, in difesa del Pluralismo! (Ridicolo)
Ma non finisce qui. All’articolo 27, infatti, si parla di distribuzione gratuita dei quotidiani nelle scuole, concordata tra Ministro delle Comunicazioni e Ministro dell’Istruzione. Potrebbe sembrare un ottimo discorso, finalmente un po’ di educazione politica a scuola. Già, peccato che, in base a quanto stabilito prima, le uniche fonti di informazione che si potranno leggere saranno quelle ormai già controllate, approvate e finanziate, da questa nostra Casta politica, senza possibilità di scampo o di nuovi punti di vista. E la chiamano libertà! E’ vero, apparentemente i giornali dicono cose diverse a seconda della corrente politica di appartenenza, ma a me il dubbio viene: e se fosse che tutto il loro sterile scontro politico serve soltanto a mantenere una facciata di libertà e di divergenza di opinioni che in realtà non esiste?
Infine, mi sono volutamente tenuto come ultima cosa una piccola chicca. All’articolo 14 si legittima gli Editori a proporre liberamente e senza limiti i prezzi di vendita dei libri. Questo comporta che, come hanno fatto fino ad oggi, gli Editori continueranno a propinarci prezzi assurdi, con buona pace dei consumatori che da sempre si battono per ottenere prezzi più umani. Ed ecco il domandone finale, che forse è fantapolitica. A chi appartiene una grandissima fetta dell’editoria italiana? Ecco alcuni indizi per la risposta: è basso e ha pochi capelli. Inizia per “B” e finisce per “erlusconi”. Magari mi sbaglio, ma… se così non fosse, mi chiedo: perché una legge che porta il nome di Prodi, dovrebbe portare vantaggi al suo arcinemico? E’ solo un’assurda manovra politica, o è l’ennesima dimostrazione dell’esistenza e dell’arroganza della Casta? |
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