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Comunismo

 
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andrew
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MessaggioInviato: Dom Ott 28, 2007 1:20 am    Oggetto: Comunismo Rispondi citando

Cos'è per voi il comunismo?
Quali sono le vostre impressioni?
Cosa vi affascina del comunismo?
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dukefleed
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MessaggioInviato: Lun Nov 05, 2007 1:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

Andrè, perdonami, ma hai mancato tra le scelte, "COSA VI SPAVENTA DI QUESTA IDEOLOGIA?"

Per una questione di Par condicio...
Altrimenti sembri fazioso.

TH
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aquilarossa696
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MessaggioInviato: Lun Nov 05, 2007 4:47 pm    Oggetto: Rispondi citando

Effettivamente non hai tutti i torti!! Very Happy Very Happy
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andrew
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Residenza: Pietramelara (CE)

MessaggioInviato: Lun Nov 05, 2007 5:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

Thomas non sono fazioso. Sono sottintese anche le paure del comunismo...cmq esprimetevi pure
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mirco_siri
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MessaggioInviato: Lun Nov 05, 2007 9:03 pm    Oggetto: Rispondi citando

Cos'è per me il comunismo? Beh, il comunismo è uno. C'è una teoria politica che è quella e basta. Posso essere d'accordo o no con essa, ma questo è un altro discorso. Io penso che il comunismo abbia scritto pagine positive e negative nella storia dell'uomo. Purtroppo sono le pagine negative a cogliere di più l'attenzione delle persone, mettendo in seconda luce ciò che di buono ha fatto. Ma credo sia giusto così. Il comunismo/socialismo si è presentato al mondo nell'ottocento, dando vita a movimenti, rivolte, alimentando quel sentimento democratico che però non ha mai dato i frutti sperati per via delle correnti reazionari che dominava in quei tempi in tutti gli stati. Nel XX secolo la parentesi peggiore, i totalitarismi. La deriva dittatoriale. Sicuramente da condannare. Ma io credo che in altre realtà, come in Italia, che ha avuto una storia politica completamente diversa da quella russa e cinese, il socialismo e il comunismo hanno saputo esprimersi in modi diversi, e soprattutto democratici. Il loro contributo, poi, nella Liberazione, fu determinante.
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aquilarossa696
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MessaggioInviato: Mar Nov 06, 2007 1:35 am    Oggetto: Rispondi citando

Ecco! L'ultima parte del tuo messaggio volevo scriverla io! Very Happy Anch'io sono convinto che il comunismo italiano ha poco a che vedere con quello "mondiale"... E' facile criticare tutto e tutti. E' facile generalizzare. Ma bisogna dirlo: in Italia il comunismo non è stato un totalitarismo. Non è stato un regime...tutt'altro...
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Duke
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MessaggioInviato: Gio Nov 08, 2007 2:24 pm    Oggetto: Rispondi citando

Boh, boh... mi sa che non riuscirò ad essere breve come vorrei. Il comunismo... sono d'accordo con Mirko, quando dice che il comunismo ha avuto aspetti positivi e negativi. Quando ho letto il "manifesto del partito comunista" di Marx ho trovato spunti molto molto interessanti, che però non hanno trovato riscontro nella reale applicazione del comunismo stesso, in Russia e in Cina. Mi riferisco a tutta quella parte che riguarda la proprietà privata. Marx parla di proprietà privata riferendosi ai mezzi di produzione, cioè industria e agricoltura. Su questo potrei anche essere d'accordo, non fosse che a mio avviso, togliere l'iniziativa imprenditoriale dalle mani dei privati equivale ad un suicidio economico. Mi troverei molto più in accordo con una partecipazione statale alle imprese, che con una totale proprietà dello Stato sulle imprese, per un motivo molto semplice: lo stato può consigliare ed aiutare l'impresa, ma non può avere la capacità d'iniziativa sufficiente ad uno sviluppo imprenditoriale nel territorio, a meno di non assumere come dipendenti statali tutti gli imprenditori del Paese. E' una questione di motivazione.
Andando oltre, mi sono trovato in accordo con Marx nella sua analisi delle problematiche e delle loro cause, un'analisi che potrebbe essere riproposta anche oggi, dotata delle opportune modifiche, ma sono in netto disaccordo sulle soluzioni che il Comunismo propone a tali problematiche. La Dittatura del Proletariato è una cagata colossale. La lotta di classe può portare soltanto al proliferare dell'industria delle Pompe Funebri, nient'altro. Non vedo vantaggi nell'eliminazione fisica di tutta una classe sociale, per quanto possa essere inadeguata e incapace. Al contrario, vedo enormi vantaggi in uno stato capace di coordinare l'attività del proletariato operaio e della borghesia imprenditrice, in modo da tutelare e garantire i diritti di tutti.
Oggi come oggi, si è venuta a creare una situazione in cui la maggioranza della popolazione è costituita da piccoli imprenditori e commercianti, un'altra fetta importante è costituita da operai e dipendenti e una piccola parte è quella dei grossi imprenditori e industriali. A causa di una crisi economica diffusa a livello mondiale (di cui non starò qui a citare le cause, sia per mancanza di tempo che di competenze sufficienti in materia), in molti paesi e anche in Italia, si sta venendo a creare una situazione che ricalca quella di metà ottocento, già teorizzata da Marx: i grossi industriali si arricchiscono sempre di più, mandando in malora la classe media, cioè i piccoli imprenditori, che si ritrovano di fronte a due strade possibili: alcuni, pochi, più fortunati, si arricchiscono e "salgono" di livello, gli altri, la maggior parte, si impoveriscono e arrivano ad essere a loro volta operai e dipendenti. E qui finisce la parte in cui sono d'accordo con Marx. Il comunismo non è la risposta a questa situazione.
Una dottrina come quella comunista è di facile applicazione su piccola scala (un paese, una piccola isola, una familia), ma è assolutamente inapplicabile in uno stato che abbia più di 100 abitanti! In uno stato ci vuole qualcuno che diriga, che comandi, che non può per necessità pratiche essere uguale in tutto e per tutto agli altri, non fosse altro che per il ruolo che ricopre. Se poi mi si dice che questa persona vada eletta democraticamente dal popolo...beh, su questo non ci sono dubbi. Non so se sono riuscito ad esprimermi in maniera comprensibile, quello che voglio dire è che ci vuole una persona, o un collegio di persone, che abbiano capacità non comuni, che si sollevino dalla massa e prendano in mano le redini. Sono intimamente convinto che non tutti abbiano la capacità di farlo. L'uguaglianza non deve essere ricercata nel fatto che l'operaio della Breda comandi uno stato, ma nella possibilità che deve essere data a tutti i cittadini, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza (anche se parlare oggi di classi sociali è un po' una cazzata) di accedere agli studi necessari ad assumere posizioni di comando. L'uguaglianza deve stare nelle possibilità.
Per questo motivo, oggi, il comunismo così come è stato concepito in origine, è inapplicabile a mio avviso. Ma se modifichiamo i concetti iniziali, non possiamo più chiamarlo comunismo, e quindi bisognerà trovare un nuovo nome per una nuova idea, che può affondare le sue radici nel comunismo ma sarà comunque diverso.
Passiamo alle note dolenti: il ruolo che il comunismo ha avuto in Italia. Sono sicuro che da quello che sto per dire nasceranno casini.
Quando ripenso al ruolo dei comunisti nella Liberazione, non posso fare a meno di distinguere due volti: quello del popolo e quello dei capi. Il popolo lottava contro i fascisti perchè convinto di portare la democrazia e la libertà...vero, ma io non dimentico anche un'altra cosa: il popolo si era rotto i coglioni della guerra. Questo è stato, secondo me, il motivo principale. La gente ne aveva le palle piene dei bombardamenti, dei rastrellamenti e dei tedeschi. Era esasperata, e considerava i fascisti la causa di tutto quel casino. Dunque, per andare contro i fascisti...che si fa? Si va con chi li combatte, con chi è contro di loro, cioè i comunisti. I comunisti dicono che ci sarà la democrazia... e il ragazzo di vent'anni, che nel '45 la democrazia non l'aveva neppure mai vista, dice: si, evviva la democrazia! La democrazia mi toglie dalle palle i fascisti e fa finire la guerra. Evviva la democrazia! I comunisti dicono che ci sarà la libertà...e il ragazzo di vent'anni, che nel '45 la libertà non l'aveva neppure mai vista: evviva la libertà! La libertà vuol dire niente guerra e niente rastrellamenti! Evviva la libertà!
Io rispetto oltremodo quei ragazzi di vent'anni, perchè combattevano per qualcosa in cui credevano. E non era la democrazia, non era la libertà: era un futuro migliore. Una speranza. Come facevano a sapere cosa fosse la democrazia, loro che non l'avevano mai vista? Come potevano dare un senso alla parola libertà, se neppure ne avevano sentito l'odore? Credevano che tutte queste cose avrebbero portato un futuro migliore, questo pensavano, e questo speravano. E hanno combattuto.
Io sono un fascista, non l'ho mai negato e mai lo negherò, e lo sono perchè credo che, nonostante le applicazioni balorde che ha avuto soprattutto negli anni 30-40, il fascismo sia nato in origine come un'idea di libertà e di espressione popolare. E vi dico questo: a vedere come era ridotta quell'idea per me così bella, a vedere quanto in basso era potuto cadere il fascismo negli anni dal 38 al 45, forse avrei lottato anch'io al fianco dei partigiani. E rispetto quei ragazzi che hanno combattuto, perchè credevano in un mondo migliore. Ma la democrazia non sapevano neppure cosa fosse.
E poi c'erano i capi. E i capi, se potessi, li ammazzerei tutti qui e ora. E visto che per la maggior parte sono morti, andrei a pisciare sulle loro tombe. Perchè hanno fatto combattere dei ragazzi di vent'anni, dandogli in pasto la storia della Democrazia e del mondo migliore, quando in realtà volevano una sola cosa: il potere. A parte il fatto che io ho tutta una mia teoria, supportata da poche prove, parecchi indizi e parecchie congetture, che mi dice che senza quei bastardi la guerra sarebbe potuta tranquillamente finire nel '43, sono convinto che ai vari Togliatti, della libertà e della democrazia non gliene fregasse un beneamato. Volevano il potere, e lo volevano perchè la Grande Madre Russia li finanziava. Non erano dei buoni, come vogliono farci credere, e il buon vecchio Palmiro ce l'ha dimostrato a sufficienza, quando ha lasciato a morire in Slovenia e in Croazia migliaia di nostri connazionali, sterminati da Tito. E non erano fascisti, erano gente iscritta al partito comunista. E lui avrebbe potuto riportarli indietro prima che finissero infoibati, ma non l'ha fatto. Evviva la libertà, evviva la democrazia.
Quindi, per quanto io rispetti e per certi versi ammiri i ragazzi che hanno combattuto come partigiani, anche se stavano sotto una bandiera che non mi appartiene, allo stesso modo odio e mi vergogno di essere connazionale di quei bastardi che hanno manipolato le menti di quei ragazzi, facendoli sacrificare in nome di qualcosa, la libertà, che in realtà era una maschera per un nuovo tipo di dittatura.
In seguito i comunisti hanno invece giocato un ruolo importante nella democrazia. Sono le loro rivendicazioni, infatti, che hanno portato allo svilupparsi di uno stato sociale. Ma anche in questo caso, non mi va di confondere i comunisti con i loro capi. La gente che ci credeva era tanta, ed erano per la maggior parte brave persone, ma i loro capi sono sempre stati degli emeriti bastardi. Tanto per citarne uno, diciamo Mario Capanna, capopopolo delle rivolte studentesche del '68 a Milano. Caso vuole che Capanna sia originario di Città di Castello, che è dove vivo ora. Una volta mia mamma, che è di Milano e che nel '68 aveva 14 anni e faceva la prima superiore, si è trovata a passare in mezzo ad una manifestazione. Capanna parlava da una specie di palchetto, e salmodiava le sue stronzate (ops). Poi scoppiano i casini con la polizia, partono le sassaiole. E il buon Mario si dilegua, su una limousine del partito pronta dietro a un angolo. Evviva la democrazia. Evviva la libertà.
Bah. Ne avrei tante di cose da dire, di specificazioni da fare, ma ora mi manca il tempo. Immagino che ci saranno casini dopo quello che ho scritto, ma va bene così. Se avete da chiedermi qualcosa, sono pronto a rispondere. A presto.
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